Leo's Blog

La felicità non è una meta ma un modo di viaggiare..

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Diario di viaggio

Posted by Leorol On agosto - 4 - 2013AGGIUNGI COMMENTO

SAFARI AUSTRALE OVEST  (Zimbabwe, Botswana, Namibia, Sudafrica) 18/05/2013 – 09/06/2013

Pubblico qui sotto il diario di viaggio redatto da Lorybeth della grande avventura Safari che, con camion attrezzato ed autista al seguito, ci ha portato dalle Victoria Falls fino a Città del Capo attraverso 4 paesi e toccando le regione dell’Okavango, del Kalahari, del Kaokaland (ultimo eden del popolo himba), il Namib Desert fino al capo di Buona Speranza e Capetown.

E’ uno di quei viaggi contrassegnati da “bollino rosso”, se così si può dire, che mette a dura prova il gruppo per via dei tantissimi km che bisogna percorrere e per l’impegno giornaliero richiesto ai partecipanti nei vari lavori di cucina e nel montaggio del campo tenda durante quasi tutti i 22 gg. in cui si sta insieme.

Con questi presupposti, come si può facilmente immaginare, la serena convivenza all’interno del gruppo per così tanti giorni è messa a dura prova ma per fortuna, alla fine, ne siamo usciti più che bene, compresi i miei amici “Bugi” che hanno superato la prova a dir poco alla grande.

Il viaggio è stato davvero molto bello ed emozionante.

Come già detto in un precedente post questa è stata la mia prima esperienza Africana, ma anche un “fanatico orientale” come me non ha difficoltà ad ammettere che la visita al Continente Nero non può assolutamente mancare nel “curriculum” del buon viaggiatore.

La relazione è molto dettagliata e quindi un pò lunga; se la cosa non vi spaventa e se avete la giusta curiosità di sapere come è andata non avete che da leggere il racconto utilizzando la barra di scorrimento per le pagine a seguire.

Buona lettura!

SABATO 18 MAGGIO 2013

Siamo partiti noi quattro da Ancona con l’auto di Leo, con l’intenzione di lasciarla al parcheggio dell’aeroporto di Roma, come da prenotazione effettuata tramite internet da Loredana. Arriviamo all’appuntamento con l’incaricato di A.n.M. che ci da i biglietti e qui conosciamo Lorenzo, che parte da Roma con noi. Ci imbarchiamo sull’aereo della Egypt Air alle 18.30 con previsione di arrivare al Cairo alle ore 21.45, cosa che avviene puntualmente. Qui inizia il nostro calvario. Una voce gentile, prima di scendere dall’aereo ci informa che è in corso uno sciopero dovuto alla protesta degli operai in seguito ad un grave infortunio accaduto ad uno di loro poco prima. Dopo circa un quarto d’ora scendiamo dall’aereo, con la rassicurazione che saremmo partiti, anche se in ritardo di qualche ora, per Johannesburg. Ci trasferiscono in una sala di attesa, siamo circa trecento persone e cominciamo a bivaccare in attesa della partenza che viene rimandata di ora in ora, fino ad arrivare alle 11 del giorno dopo, quando finalmente partiamo. Nel frattempo veniamo a sapere che non siamo gli unici ad avere avuto contrattempi con Egypt air. I nostri colleghi che dovevano partire da Milano non lo hanno fatto, per un guasto all’aereo e sono stati costretti a prendere un volo alternativo che li ha fatti passare addirittura per Amsterdam.

DOMENICA 19 MAGGIO 2013

Arriviamo a Johannesburg dopo 8 ore di volo, ma a quell’ora l’aereo che doveva portarci a Vic Falls non c’era più. Per fortuna la Egypt Air provvede a trasferirci in hotel (THE AIRPORT GRAND) dove passeremo la notte in attesa del prossimo aereo che partirà alle 13.05 del giorno dopo.

LUNEDI 20 MAGGIO 2013

Finalmente ci riuniamo ai malcapitati milanesi e dopo ancora ulteriori casini all’imbarco, riusciamo a salire sull’aereo della British Airways per Vic Falls. Arriviamo in perfetto orario, ma del giorno dopo di quello previsto. Passiamo la frontiera dello ZIMBABWE, il primo degli stati africani che visiteremo. Questo paese è così povero da essere da anni sull’orlo un tracollo sia economico che politico, il turismo che una volta si svolgeva totalmente a VIC FALLS si è gradualmente trasferito in Zambia, privando il paese stesso di un’importate entrata. Non ostante i problemi del paese, i turisti sono al sicuro, ai margini dei problemi dello Zimbabwe. La moneta nazionale è il dollaro USA. La vita costa più o meno come da noi. Per entrare bisogna richiedere il visto che otteniamo alla frontiera pagando 20 USA . Andiamo al ritirare i bagagli, ma ci aspetta un’amara sorpresa: i bagagli di quelli che provengono da Roma, cioè i nostri, non ci sono, tranne quello di Lorenzo al quale manca il sacco a pelo che era attaccato all’esterno dello zaino. Andiamo a reclamare negli “ uffici “della British, un vero sgabuzzino dove è stipato di tutto, tanto che per fare spazio sulla scrivania stracolma di cose di ogni genere, l’impiegata che assomiglia in modo impressionante alla serva scema di Rossella in “via col vento”, butta per terra una lastra di acciaio non meglio identificata che colpisce il mio alluce facendomi vedere le stelle e andare in escandescenze scatenando in me un uragano di maledizioni e parolacce in direzione della suddetta che non sapeva dire altro che: sorry, sorry!!!!! Finalmente riescono a collegarsi con un computer che rivela che all’appello ci sono solo i bagagli di Sergio e Lorena, ma non i nostri. Ce li faranno pervenire tra due giorni al campeggio dove abbiamo intenzione di fermarci. Delusi e sconfortati da questo inizio di viaggio tutt’altro che fortunato, andiamo ad incontrare il camion e l’autista che ci accompagnerà per tutto il viaggio. Il camion è un po’ vecchiotto e dimostra tutte le avventure passate, il driver è un omone grande e grosso JP bianco di origine olandese, che si rivelerà un driver perfetto ed instancabile alla guida attraverso le non facili strade che andremo a percorrere. Arriviamo al campeggio dove sono già arrivati i veneti no comment e prendiamo posto nel camerone a dieci posti che il nostro caro coordinatore ha prenotato. Subito ci dirigiamo verso il campo di atterraggio di elicotteri, poco distante dal camping, dove sono stati prenotati dei voli sopra le cascate Vittoria. Le cascate Vittoria sono un vero spettacolo della natura, uno scroscio di un milione di litri di acqua al secondo  da un salto di 108 metri per un’ampiezza di 1.7 km sulla Zambesi Gorge. Il giro in elicottero dura 15 minuti e fa diversi giri sopra le cascate permettendo di vedere bene come sono strutturate ($115 +20 per l’ingresso al parco). Terminato il giro torniamo al campeggio, VIC FALL è una cittadina costruita proprio all’ingresso delle Cascate e si può benissimo visitare a piedi. La sera andiamo a cena in un ristorante al campeggio, con tanto di benvenuto da parte di un gruppo tribal-rock locale.

MARTEDI  21 MAGGIO

Ci alziamo presto per andare a vedere l’alba sulle cascate, è ancora buio. A piedi ci dirigiamo verso l’entrata del Parco, alcuni prendono in affitto mantelle impermeabili per evitare un previsto bagno visto che in questo periodo la portata d’acqua è quasi al massimo. Seguiamo il percorso segnato sul bordo delle cascate. Si vede ben poco, gli spruzzi d’acqua formano una cortina di goccioline e si vede come una fumata bianca. In alcuni tratti si vede meglio il fronte delle cascate, arriviamo fino al ponte che porta nello Zambia, poi torniamo indietro, visto che per attraversarlo bisogna uscire dal Parco. Attraversiamo il ponte pedonale che unisce lo ZIMBABWE allo ZAMBIA, sotto di noi un enorme abisso e una vista laterale delle cascate. Alcuni di noi mettono piede nello Zambia, solo per alcuni minuti. Terminata la visita alle Cascate, ci sistemiamo sul nostro camion per proseguire verso il BOTSWANA. Attraversando vari ceck point veterinari, dove ci fanno passare con le scarpe in una pozzanghera nera che ancora non ho capito cosa contenga  (questo come prevenzione verso alcune malattie tipo aviaria o altro). Arriviamo al confine e proseguiamo verso il campo prenotato. Poiché non abbiamo i bagagli e quindi il sacco a pelo e il necessario per dormire in tenda, io, Leo, Sergio e Lorena decidiamo di andare a dormire in un  lodge, pagando la differenza di circa 17 euro a testa. Arriviamo a KASANE dove andiamo a fare la spesa, cambiare gli euro in pule, moneta del BOTSWANA, ci facciamo un gustoso panino . Ci aspetta la barca per andare a fare il giro sul fiume CHOBE. Il posto è veramente splendido, possiamo vedere molte specie di animali nel loro habitat che con l’abbondanza di acqua è quanto mai confortevole. Scorrono sotto i nostri occhi elefanti, ippopotami, zebre, coccodrilli, giraffe oltre a numerose specie di uccelli acquatici. Per finire dopo due ore di tranquilla navigazione, ci aspetta uno spettacolare tramonto africano sul fiume. Tornati al campo prepariamo la cena a base di spaghetti al pesto, gentilmente offerto da Loredana di Savona.

MERCOLEDI’ 22 MAGGIO

Stamattina sveglia alle 4.30 per andare a fare il safari al CHOBE NATIONAL PARK: praticamente costeggiamo il fiume che ieri abbiamo navigato. Il freddo è pungente, siamo imbacuccati oltre l’immaginabile, le jeep scoperte senza porte acuiscono ancora di più il freddo del mattino. Appena entrati nel parco facciamo un incontro molto speciale: un gruppo di leonesse. Proseguiamo il giro scoprendo ancora gli animali che dal fiume non si riuscivano a vedere perché nascosti nel bush. Finito il giro, molto soddisfatti di quello che siamo riusciti a vedere, torniamo al campeggio dove troviamo una meravigliosa sorpresa: ci sono i nostri bagaglI!!!!!!!! Felici di averli ritrovati specialmente io e Leo che avevamo cominciato a pensare che non li avremmo più avuti. Ripartiamo per raggiungere il campo ELEPHANT SANDS, dove c’è una pozza d’acqua nella quale tranquillamente vengono a bere gli elefanti. Questa sera io e Lorena dormiremo ancora in un lodge, pagando naturalmente la differenza, mentre Leo e Sergio dormiranno nella tenda; questo ci darà il modo di sistemare il bagaglio e quanto in esso contenuto. JP ha provveduto a comperare della carne di kudu che un gentile ragazzo del posto provvederà a cuocere alla brace. Ottimo!!!! La sera  spiamo gli elefanti che vanno a bere nella pozza.

GIOVEDI  23 MAGGIO

Questa mattina si parte per una escursione a KUBU ISLAND, un luogo inaccessibile con il nostro camion, per cui dobbiamo noleggiare delle jeep adatte al caso. Carichiamo bagagli viveri ed acqua su una jeep mentre noi prendiamo posto su due altre jeep. Sul posto non ci sarà assolutamente nulla per cui dobbiamo essere autosufficienti. I nostri driver conoscono bene le piste attraverso il bush, se fosse altrimenti non sarebbe possibile orientarsi in quel groviglio di alberi e rovi. Durante il tragitto ci fermiamo ad ammirare dei bellissimi baobab. Raggiungiamo il MAKGADIKGADI PANS N.P. costituito da 12.000 Km quadrati di lago salato. Costeggiamo il Sowa Pan, una immensa distesa di sale , che nella stagione delle piogge si trasforma in lago, richiamando numerose specie di animali e uccelli acquatici. Ora è asciutto e viene sfruttato per la produzione di carbonato di sodio. Finalmente arriviamo in quella che è la nostra meta, KUBU ISLAND. Si tratta di un’isola di roccia circondata da un mare di sale. Questo sito, oggi monumento nazionale, sembra sia stato abitato fino a 500 anni fa, lo dimostra un muro di pietre di forma circolare che deve essere stato usato dalla popolazione indigena per riti religiosi. Sull’isola sono presenti numerosi baobab. Una guida ci fa fare il giro spiegandoci il significato del luogo: Il paesaggio è comunque spettacolare nella sua spettralità. Infine ci godiamo un indimenticabile tramonto del sole sul lago di sale. Montiamo il nostro campo e ci apprestiamo a passare la notte in questo luogo desolato ma molto suggestivo. Nel frattempo una luna piena e luminosa è uscita ad illuminare il nostro campo, mentre ci intratteniamo in giochi e canti davanti ad un bel fuoco acceso. Ci ritiriamo nelle tende, qualcuno di noi vuole provare a dormire allo scoperto, sul lago salato, ma starà solo poche ore, il freddo è troppo intenso.

VENERDI 24 MAGGIO

Come al solito ci svegliamo prestissimo per godere dell’alba in quel luogo magico. Smontiamo il campo e ripartiamo. I  driver delle nostre jeep ci fanno provare l’ebbrezza di una corsa sul salares prima di riprendere la pista tra i cespugli e gli alberi del bush, che ci porterà a Gweta. La nostra jeep va spedita, per quanto consentito dalla strada, se così si può chiamare. E’ in questa occasione che riesco a vedere, purtroppo non a fotografare, un gruppo di suricati, davanti alla loro tana, di cui alcuni in piedi sulle zampe posteriori, e di questo sono stata molto felice. Ad un tratto Chiara, che fa parte del mio equipaggio riceve da parte di Silvia, che si trova nell’altra jeep, una telefonata per avvertirci che hanno avuto un’avaria e che si sono fermati. Subito avvisiamo il nostro driver che fa inversione di marcia e torna indietro. Silvia ci spiega che ha telefonato lei perché il loro driver aveva si il telefonino, ma senza credito. Dopo un po’ di strada, dove è piuttosto difficile orientarsi e avevamo temuto il peggio, intravediamo tra la boscaglia la jeep dei nostri amici e tiriamo un sospiro di sollievo. Ci raccontano che a un certo punto la macchina si è fermata e non voleva più saperne di ripartire. Il driver,  secondo la diagnosi della Dottoressa Silvia, sofferente di prostata viste le sue frequenti soste per fare pipi, non aveva neanche un cacciavite per effettuare un intervento sulla jeep. Per fortuna Leo era fornito di un attrezzo che sarà utile al driver a far ripartire la macchina, dopo aver fatto una copiosa succhiata di benzina dal serbatoio. Felici dello scampato pericolo, ripartiamo e giungiamo a Gweta, dove in un lodge di lusso ci aspetta la colazione sulla quale quelli del primo equipaggio si avventano. Il secondo equipaggio il cui driver è ancora sotto shok per la recente avventura, si sperde tra i baobab del campeggio e solo grazie alle indicazioni dei partecipanti riesce a trovare il posto dove era stata servita la colazione. Grandi polemiche con Antonio, il coordinatore, sul fatto che la colazione non bastava per tutti e che nessuno era stato avvertito di quello che si poteva o non si poteva prendere. Riprendiamo il viaggio per arrivare a MAUN dove ci aspetta l’aereo che ci porterà a fare il giro sul delta dell’OKAVANGO. L’Okavango River, lungo 1430km, nasce nell’ANGOLA centrale e defluisce a sud est attraverso la Caprivi Strip in Namibia, prima di entrare in Botswana. Qui 18.5 miliardi di metri cubi di acqua dilagano ogni anno nella pianura e sono assorbite  dal deserto del Kalahari. Il fiume prima di disperdesi, forma migliaia di lagune, canali ed isole che attraggono miriadi di uccelli e di altri animali. Tutto questo visto dall’alto è davvero spettacolare.  Il delta dell’Okavango è il secondo per grandezza di questi delta interni, cioè che si disperdono direttamente nel deserto formando una pianura alluvionale. Questo ambiente straordinario dà vita a flora e fauna esuberante, ai margini del deserto, ed ha attirato anche numerosi insediamenti umani.

SABATO 25 MAGGIO

Oggi ci aspetta il safari alla MOREMI GAME RESERVE, un’area di circa 3000 km quadrati creata nel 1960, scacciando i bush-men che li vivevano, per proteggere la ricca fauna e flora di questa parte del delta dell’Okavango. Come al solito sveglia quando è ancora buio per andare a scovare gli animali prima dell’alba. Questo luogo ricco di pozze d’acqua richiama moltissimi animali sia terrestri che acquatici, possiamo sbizzarrirci ad avvistare zebre, elefanti, giraffe, ippopotami, gazzelle ,kudu, facoceri e tante altre specie, ma la nostra attenzione è stata attratta da un gruppo di leonesse con al seguito alcuni cuccioli, che si sdraiavano placidamente al sole, noncuranti della presenza delle nostre macchine fotografiche. Rimaniamo qui fino al pomeriggio, poi sazi degli animali visti e, persa la speranza di vedere il leone maschio con la criniera, risaliamo sulla jeep che ci riporterà al campo,a MAUN presso  il SEDIA HOTEL.

DOMENICA 26 MAGGIO

Oggi dobbiamo raggiungere la NAMIBIA. Lungo la strada abbiamo l’occasione di vedere piccoli villaggi fatti di povere capanne, che ci danno la visione di quanto povera sia la vita di questa gente. Attraversiamo la frontiera tra Botswana e Namibia a Mohembo e dopo alcune ore arriviamo nei pressi di Rundu dove troviamo un luogo, dove campeggeremo, veramente bello, un paradiso terrestre, ricco di alberi, fiori e lodge con il tetto di paglia davvero suggestivi. Qui, ad attenderci c’è una barca che ci porterà a fare un giro nel fiume che costeggia il campeggio (sempre l’Okavango). Dalla barca, oltre ad osservare gli animali che vivono lungo la sponda del fiume, abbiamo la possibilità di vedere donne e  bambini bagnarsi nelle acque del fiume e seguire altre scene di vita quotidiana  e ci rendiamo conto come il fiume sia vita per queste genti. Il ragazzo che guida la barca ci delizia con un piccolo fuori programma: avvicina la barca dall’altra parte del fiume ci fa scendere e ci dice che qui siamo in territorio dell’Angola. Per  rendere più avventuroso il momento, tira fuori un cartello su cui è scritto “ILLEGALLY IN ANGOLA” con cui, divertiti, ognuno di noi fa una foto ricordo. Riprendiamo la nostra barca e continuiamo la navigazione assistendo ad un immancabile, meraviglioso tramonto africano.

LUNEDI 27 MAGGIO

Ripartiamo come sempre di buon’ora e ci fermiamo a GROOTFONTEIN ad acquistare viveri ed acqua e a cambiare valuta, proseguiamo per TSUMEB. Qui, facendo una piccola deviazione, potremmo andare a vedere il meteorite più grande del mondo a HOBA, ma, secondo J.P. non vale la pena in quanto si tratta di un sasso non più grande di una palla da rugby. In alternativa, facciamo una deviazione per arrivare  al  LAGO OTJIKOTO, dove ci fermiamo a fare uno spuntino. Questo specchio d’acqua è profondo 55 metri e occupa una cavità di roccia calcarea di 100 metri per 150 m. Nel 1915 l’esercito tedesco in ritirata, gettò nel bacino armi e munizioni per evitare che cadessero nelle mani dei sudafricani. Parte del materiale venne recuperato dall’esercito sudafricano ed ancora oggi i cercatori di tesori si immergono a perlustrare il lago. Proseguiamo ed arriviamo all’ETOSHA NATIONAL PARK. Con i suoi 20.000 km quadrati è una delle riserve per l’osservazione della fauna più grandi del mondo. Il nome è traducibile con la suggestiva espressione “Grande posto bianco di acqua asciutta” ed è legato alla vasta depressione bianco verdastra dell’Etosha Pan. La piana è un’immensa salina desertica di 5000 kmq, che per pochi giorni all’anno viene trasformata dalle piogge in una laguna dalle acque basse, brulicante di fenicotteri e pellicani. La boscaglia e le praterie circostanti costituiscono l’habitat della variegata fauna selvatica dell’Etosha che ospita fino a 114 specie di mammiferi, 340 specie di uccelli 16 specie di rettili e anfibi una specie di pesci e innumerevoli insetti. Qui si possono osservare elefanti giraffe, zebre di Burchell, springbok , alcefali rossi,gnu azzurri, orici, antilopi alcine, kudu, antilopi roane, struzzi, sciacalli, iene,leoni e persino leopardi e giaguari. Fra le specie a rischio di estinzione figurano l’impala dal muso nero e il rinoceronte nero. Inoltre dik dik, manguste, mellivore e leguan. Gli uccelli più diffusi i buceri dal becco giallo, oltre agli struzzi, le otarde, marabù e grifoni dorso bianco. Entriamo dall’ingresso presso Namutoni e attraversiamo il parco avvistando una molteplicità di animali. Sembra di essere nel paradiso terrestre, vedere tutti gli animali insieme che si abbeverano alla stessa pozza è veramente uno spettacolo che infonde pace e serenità. Dopo il percorso lungo una strada polverosa, arriviamo ad ALALI, dove dobbiamo pernottare. In questo campeggio è presente una pozza d’acqua illuminata che dista circa dieci minuti a piedi dal campo, a cui gli animali si avvicinano per bere, specialmente alla sera o all’alba. Montata la tenda, prima della cena, andiamo a fare una capatina alla pozza per vedere se c’è qualche animale.  Dopo un’attesa di circa un’ora si è avvicinata solo una iena. In compenso abbiamo assistito al concerto degli uccelli che, tra gli alberi, si preparavano per la notte. Un baccano assordante che ad un certo punto è improvvisamente cessato facendo piombare l’assoluto silenzio. I nostri amici Lorena e Sergio sono stati più fortunati perché hanno beccato un rinoceronte. Dopo cena siamo tornati alla pozza ma non abbiamo resistito più di tanto visto che gli animali, tranne alcune antilopi, stasera non venivano a bere, ci ritiriamo nelle nostre tende per un sonno ristoratore.

MARTEDI 28 MAGGIO

Ci alziamo prima dell’alba per tornare alla pozza per beccare qualche altro animale, ma siamo sfortunati. Tornati al campo, smontate le tende fatta colazione, partiamo per vedere la seconda parte del parco, percorrendo la pista che da ALALI porta all’uscita. Anche oggi vediamo una miriade di animali che si muovono felici nel loro ambiente indisturbati, almeno dall’uomo, solo da qualche predatore, ma questa è la legge della natura. Infatti durante il tragitto assistiamo al pasto di una iena ed uno sciacallo sui resti di quello che abbiamo capito fosse una piccola giraffa, mentre gli avvoltoi stavano aspettando la loro parte. Usciti dall’ETOSHA N.P. ci dirigiamo verso OPUWO, territorio degli himba e ci fermiamo in un piccolo ma delizioso campeggio dove prepariamo la cena. L’unico difetto di questo posto è che c’è un solo bagno e una sola doccia mal funzionanti, per tutti. Opuwo, come i villaggi himba che visiteremo domani si trovano nel Kaokoveld, ultima grande regione selvaggia dell’Africa Australe, in gran parte priva di strade e solcata da sole piste di sabbia. In questo territorio particolarmente secco ed arido la fauna locale si è adattata in modo quasi miracoloso; è in questo ambiente che vivono gli HIMBA.

MERCOLEDI 29 MAGGIO

Al solito di buon’ora smontiamo il campo e partiamo per la visita al villaggio degli  HIMBA. Un ragazzo di etnia himba che ora vive in città ci farà da guida, abbiamo appuntamento con lui che deve fare tre ore di strada a piedi per arrivare al punto d’incontro. Qui già vediamo le prime donne himba che ci mostrano i loro oggettini da comperare. Gli HIMBA sono un gruppo tribale di non più di 50.000 persone, di pastori  seminomadi che mantengono lo stesso stile di vita da moltissime generazioni. Le donne usano spalmarsi sul corpo una miscela di burro, ocra ed erbe che conferisce alla pelle un caratteristico colore arancio e serve a proteggere dai raggi del sole nonché dalle punture degli insetti. Inoltre fanno uso di una crema che spalmano nei capelli rendendoli  duri come fossero di creta. Il loro abbigliamento consiste in gonnellini di pelle a pieghe, il seno nudo. Arriviamo nel villaggio portando come dono per l’ospitalità, della farina e del sale che avevamo appositamente comperato su indicazione di J.P.   La guida fa le presentazioni e ci spiega usi e costumi, gli himba sono molto accoglienti e si prestano volentieri a posare per foto di ogni tipo. Ci fanno visitare le loro capanne e ci portano in un luogo del villaggio dove hanno allestito un piccolo mercatino di oggetti fatti da loro. Facciamo le nostre compere, scattiamo foto con donne e bambini, giochiamo con loro, il tempo passa veloce ed è già ora di ripartire. Ripartiamo con il nostro camion, durante il tragitto vediamo lungo la strada altri piccoli villaggi di capanne abitati dagli himba. La strada è molto accidentata e la velocità non può essere alta, ma noi siamo in mano a J.P  ottimo driver, e nel primo pomeriggio ci troviamo già a EPUPA FALLS. EPUPA significa in herero “acque che cadono”. In questo estremo e remoto angolo del KAOKOVELD, il fiume KUNENE si apre a ventaglio e, per un tratto di 500 metri si getta in una serie di canali paralleli compiendo un salto di 60 metri in 1.5 km. il balzo più alto è di 37 m. ed è comunemente chiamato Epupa falls. Qui il fiume precipita da una stretta gola scura circondata da arcobaleni. Un vero spettacolo! Se pensate di vedere tanta acqua nel bel mezzo del deserto questo appare come un miracolo. Giriamo per un po’ sopra le cascate godendoci lo spettacolo di una natura rigogliosa, ci sono anche delle pozze d’acqua che la gente del posto usa come piscina per fare il bagno. Poco distante dalle cascate c’è un bellissimo campeggio dove, secondo i programmi di ANTONIO avremmo dovuto passare la notte. Sono solo le tre del pomeriggio e tutti pensano che sarebbe tempo sprecato fermarci, sapendo che da domani le tappe di trasferimento, tanto per cambiare, saranno piuttosto lunghe. Decidiamo di tornare indietro a OPUWO con l’intento di andare a visitare la città. La città in per se stessa non dice nulla, è poco più di un villaggio, ma secondo le nostre guide, si ha la possibilità di incontrare donne di etnia Herero vestite con costumi tradizionali molto pittoreschi, nonché donne Himba, anch’esse nel tradizionale costume. La maggior parte del gruppo non vuole tornare al campeggio della sera prima,per la mancanza di adeguati servizi, così ci viene indicata una mega struttura, di nuova costruzione che potrebbe essere all’altezza. Come recita la Lonely “la deviazione che porta all’albergo non è molto semplice da trovare…….” Infatti, dopo alcuni tentativi arriviamo in cima ad una collina. Il posto è molto bello ed è caratterizzato da un’enorme costruzione col tetto di paglia, elegantemente arredata, con bar, ristorante di lusso, enoteca e piscina. Naturalmente noi ci sistemiamo nel vicino, neanche tanto, campeggio. Finito di montare il campo ci accorgiamo che ormai è impossibile tornare ad Opuwo, è troppo distante e sta facendo notte. Così saltiamo “uno dei luoghi più stravaganti della Namibia” (Lonely Planet).( e non sarà il solo n.d.r.) Mentre alcuni di noi usufruiscono del ristorante del lodge superlusso, altri si preparano la cena e a nanna. Stasera dopo cena Silvia la dottoressa ci dice che per motivi di famiglia dovrà lasciarci interropendo la sua vacanza per rientrare in Italia. Nei prossimi giorni vedrà come organizzarsi per il ritorno a casa.

GIOVEDI 30 MAGGIO

Lasciamo come sempre di buon’ora l’ OPUWO COUNTRY HOTEL,  la nostra prossima meta è TWYFELFONTAIN. Qui ci attende una guida che ci fa visitare la FORESTA PIETRIFICATA. E’  una zona di praterie aperte, cosparse di tronchi pietrificati che misurano fino a 34 metri di lunghezza e 6 metri di circonferenza. Vecchi, secondo le stime, di 260 milioni di anni. gli alberi appartenevano alla specie delle conifere e, vista l’assenza di radici e rami, si suppone che i tronchi siano giunti sul posto in seguito ad un’inondazione. Sono visibili circa 50 alberi alcuni parzialmente sepolti nell’arenaria, altri perfettamente pietrificati nella silice. Oltre agli alberi vediamo anche la famosa pianta chiamata WELWITSCHIA che cresce solo nel Namib Desert, adattandosi  in modo straordinario all’ostico ambiente in cui vive. Le WELWITSCHIE crescono molto lentamente e si pensa che gli esemplari di maggiori dimensioni abbiano più di 2000 anni (!!!) A pochi kilometri dal visitors centre andiamo a vedere la BURNT MOUNTAIN, una distesa di scorie vulcaniche, che però non ha il nostro apprezzamento. Ci dirigiamo poco lontano da lì, alle ORGAN PIPES, alcune inconsuete colonne di basalto che si innalzano in una piccola gola per 4 metri lungo una distanza di 100 metri. Fatte le consuete foto di rito ci dirigiamo verso il luogo dell’appuntamento con la guida che ci porterà a fare il giro per vedere le incisioni rupestri . In passato TWYFELFONTEIN, con la sua sorgente perenne aveva attirato parecchi animali e cacciatori che avrebbero lasciato la loro testimonianza sulle rocce circostanti disegnando animali che oggi non ci sono più:elefanti, leoni ,giraffe,rinoceronti e perfino un leone marino. Le incisioni sono più di 2500 e quasi tutte ben conservate. Nel 2007 Twyfelfontain è entrata a far parte del PATRIMONIO MONDIALE DELL’UNESCO. Molto bello. Risaliamo sul camion, per avvicinarci a quella che sarà la meta di domani, lo SPITZKOPPE e CAPE CROSS, sulla costa, che risaliremo di 60 KM. Ragionando sull’itinerario proposto per l’indomani, con la cartina sotto mano, ci accorgiamo che così salteremo completamente la visita alla SKELETON COAST, che tanto ci aveva preso durante i preparativi di questo viaggio in Namibia. Cape Cross, infatti si trova molto più a sud, anche se lungo la costa. Arriviamo al campeggio, montiamo le tende, prepariamo la cena. Dopo cena decidiamo di affrontare con ANTONIO, l’argomento SKELETON COAST. Diciamo le nostre ragioni, che il nostro viaggio in NAMIBIA doveva prevedere una visita alla SKELETON COAST, mentre così si salta. ANTONIO, bravo ragazzo ma che ha molto da imparare sulla gestione dei rapporti umani, ci dice che era stato chiaro e che è stato il gruppo a scegliere se fare la costa o l’interno, a favore di quest’ultimo. Gli diciamo che ci ha spacciato CAPE CROSS come SKELETON COAST, mentre in realtà questa si trova molto più a nord. Coinvolgiamo anche J.P. nella discussione il quale ci dice che ormai non si può andare perchè avremmo dovuto chiedere il permesso il giorno prima e se lo chiediamo domani, ci sarà concesso per il giorno dopo e non possiamo perdere altri giorni per essere a Cape Town, come previsto. Inoltre non vale la pena paesaggisticamente,  i relitti non ci sono, la costa è sempre battuta dal vento e invasa dalla nebbia nonché pervasa dalla puzza delle otarie. Eppure tutti i gruppi di AVVENTURE l’hanno fatta. A questo punto volano parole “grosse” nei confronti del coordinatore che, come sopra ribadito, non sa gestire in modo corretto il gruppo. Comunque, amareggiati ci ritiriamo nelle nostre tende, mettendo una pietra sopra la SKELETON COAST.

VENERDI 31 MAGGIO

Partenza per arrivare allo SPITZKOPPE, dove dovremo cimentarci in un trekking di circa due ore sulle pendici montagna. Lo SPITZKOPPE, alto 1728 metri, si eleva come un miraggio al di sopra delle polverose pianure del  Daramaland  meridionale. Arriviamo al punto di partenza del trekking, dove c’è un delizioso bar- ristorante dove io e Loredana di Savona, attenderemo il ritorno dei nostri amici. Al seguito di un simpatico ragazzo himba, i trekkisti partono alla conquista  di questo antico vulcano spento, al fianco del quale si innalzano enormi cupole di granito rosso. Un cavo tipo ferrata, consente di salire i pendii di granito fino a raggiungere il BUSHMAN’S PARADISE, dove c’è un pannello con antiche raffigurazioni di rinoceronti. La guida da anche una piccola lezione di lingua himba, molto divertente. Quando tornano i trekkisti, facciamo una gradevole colazione- pranzo presso il ristorantino, molto buona e a un prezzo davvero ridicolo. Riprendiamo il nostro viaggio per raggiungere la costa, e a Henties Bay giriamo verso nord per raggiungere, dopo circa 60km, CAPE CROSS. Questo pomeriggio è l’unico in cui il tempo non è dei migliori, il cielo è grigio e c’è una leggera pioggia. A CAPE CROSS c’è la più grande colonia di Otarie del Capo. E’ uno spettacolo davvero impressionante vedere 100.000 otarie che si crogiolano sulla spiaggia o si divertono tra le onde. Ci sono parecchi cuccioli, si sentono le grida delle madri che li richiamano. Facciamo il giro della passerella attorno alla distesa di otarie scattando numerose foto. Ora dobbiamo ripartire perché si sta facendo buio e dobbiamo arrivare a SWAKOPMUND, dove prenderemo posto in un campeggio a gestione comunale, in casette molto carine di stile tedesco. Ogni casetta ospita 6 persone ma ci sono tre camere, il bagno e la cucina con angolo cottura. Stasera, crepi l’avarizia, andiamo a cena in un ristorante poco lontano dal campo che serve piatti di pesce e crostacei molto buoni.

SABATO 1 GIUGNO

Oggi colazione e partenza con calma, ci aspetta la visita alla città di SWAKOPMUND, un po’ di mondo “civile” dopo tanti giorni di full immersion nella natura. Swakopmund è una cittadina in stile tedesco, abitata da numerose famiglie di origine tedesca, richiama turisti da tutta la Germania e dalla Namibia meridionale; è un centro dove si praticano sport anche estremi come paracadutismo, il surf, le discese spericolate sulle dune. Andiamo in centro in cerca di qualche souvenir da portare a casa, visto che fino ad ora, al di fuori delle collanine himba non abbiamo trovato nulla per spendere i nostri ran. L’efficientissimo J.P. ci prenota presso un’agenzia un volo panoramico sulla costa e sulla città, che si rivelerà veramente bellissimo. Dall’aereo riusciamo a vedere prima il panorama della città, poi la costa con le sue dune a picco sul mare, la duna n.7, che è la più  alta ed estesa della zona. Per darci un piccolo assaggio di Skeleton Coast, il pilota ci porta anche a vedere il relitto di una nave semi sepolta dalla sabbia, in riva all’oceano. Vediamo colonie di otarie prendere il sole sulla riva e una miriade di fenicotteri rosa, oltre ad altri uccelli acquatici. Uno spettacolo a sè sono le saline. Per favorire la concentrazione del sale, è stata costruita una serie di bacini. Per effetto dell’evaporazione, i minerali in essi contenuti si concentrano e formano cristalli di salgemma ed altri sali. La presenza di diversi tipi di alghe nelle varie fasi di dissalazione fa si che ogni bacino si presenta di diverso colore: porpora, rosso, arancio, giallo, verdastro. Dall’alto assomigliano ad una variopinta vetrata con  un effetto spettacolare. Voliamo anche sopra una baraccopoli costruita nel deserto, dove immaginiamo non siano di casa i bianchi. Tornati a terra, andiamo a fare una passeggiata sul lungomare,fino ad arrivare alla foce del fiume SWAKOP dove ci sono miriadi di fenicotteri, cormorani, gabbiani ed altri uccelli marini. La temperatura non è molto alta e tira un bel venticello. Arriviamo al Molo denominato “THE JETTY”, poi continuiamo la nostra passeggiata fino ad arrivare al FARO, qui ci sono dei venditori ambulanti di souvenir che non si lasciano scappare gli affari  vendendoci oggettini di ogni tipo. Aspettiamo di vedere l’immancabile tramonto sull’oceano, poi torniamo al campo, sistemandoci nella nostra casetta prepariamo la cena per quelli che non hanno deciso di mangiare in città.

DOMENICA 2  GIUGNO

Questa mattina, diamo l’addio a Silvia, la dottoressa, che ha deciso di partire per l’Italia anticipatamente a causa di problemi familiari. JP  le ha chiamato un taxi che condurrà al vicino aeroporto internazionale dove Silvia vedrà come poter fare per prendere i voli. Dopo i saluti di rito, risaliamo sul camion alla volta di Walvis Bay. WALVIS BAY si trova a 30km. a sud di Swakopmund , lo splendido porto naturale in cui sorge è delimitato dal Pelikan Point, una lingua di terra che forma un frangiflutti naturale e ripara la città dalle impetuose onde dell’oceano. Data la sua posizione strategica, Walvis Bay ha assunto un ruolo di primaria importanza durante l’occupazione britannica e sudafricana e nel 1992 è passata alla Namibia. Oggi è la seconda città del paese dopo WINDHOEK, con i suoi 65.000 abitanti. Il suo lungomare è molto ben curato e numerose ville si allineano lungo di esso, sembra di essere in California. Sulle pozze antistanti il lungomare di Walvis Bay si raduna la più grande colonia di fenicotteri sia bianchi che rosa, della zona, oltre ad altri innumerevoli uccelli acquatici. Un vero spettacolo ammirarli e spiare i fenicotteri, che per mangiare, con il becco sott’acqua, si girano intorno pestando con le lunghe zampe. Riprendiamo il viaggio lungo le piste polverose del deserto del NAMIB, fino ad arrivare nel punto in cui si incrocia il TROPICO DEL CAPRICORNO. Immancabili le foto di rito da infilare nei nostri album personali. Proseguendo arriviamo a SOLITAIRE, un piccolo insediamento dal nome davvero appropriato. Qui vi sono alcuni lodge, davanti ai quali sono messe carcasse di auto e camion in mezzo a piante di cactus che danno maggiormente il senso dell’aridità del deserto. Ma la nostra attenzione è per un posto dove, secondo le relazioni dei precedenti gruppi di avventure, si mangia un’ ottima torta di mele, preparata da un omone tedesco che è venuto qui a cercar fortuna. Sotto lo sguardo di miriadi uccelli tessitore, mangiamo la torta, un pò pesante a dire il vero. Riprendiamo il viaggio sempre sulla strada polverosa e ci imbattiamo in alcuni alberi dove gli uccelli tessitore hanno costruito dei nidi di eccezionale grandezza, vista anche la loro piccola stazza. Andiamo a fare un piccolo trekking al SESRIEM CANYON, lungo un kilometro e profondo 30metri, è stato scavato dal fiume Tsauchab in circa 15 milioni di anni. Ora si può esplorare seguendo un gradevole percorso. Torniamo a SESRIEM, dove prendiamo posto al SESRIEM CAMP SITE, all’interno del  Parco, questo per poter essere pronti domani mattina ad andare a vedere l’alba sulle dune di  SOSSUVLEI. Scalare le dune di quella distesa di sabbia di 32000 kmq di sabbia che ricopre la maggior parte della regione è una esperienza davvero unica. Le dune che qui si elevano fino a 325 metri di altezza fanno parte di uno degli ecosistemi più antichi e aridi del pianeta. Qui il paesaggio cambia in continuazione: modellate dal vento, le dune assumono forme diverse, mentre i colori mutano nell’arco del giorno a seconda della luce.

 LUNEDI 3 GIUGNO

Ci alziamo che è ancora notte tanto è che dobbiamo aspettare circa 15 minuti davanti al cancello del parco aspettando che ci facciano passare. Arriviamo alle dune, ma gli ultimi chilometri dobbiamo farli con la navetta perché il nostro camion non può passare. La più accessibile delle dune rosse sulla strada per Sossuvlei  è la così detta duna 45, si erge per150 metri ed è fiancheggiata da alberi contorti che ne fanno uno scenario per belle foto. Ci arrampichiamo sulla duna per poter ammirare dall’alto il panorama. A quest’ora il colore delle dune è di un bellissimo rosso infuocato. Dall’alto della duna si può vedere l’enorme  pozza di acqua effimera, attualmente asciutta, ma che si trasforma quando il fiume diventa tanto impetuoso da spingersi sino al mare di sabbia, allora diventa un lago azzurro popolato di animali e uccelli. Prese delle apposite Jeep andiamo a vedere un altro sito DEAD VLEI, dove ci sono altre spettacolari dune da scalare e fotografare. Riprendiamo il viaggio attraverso dune e strade di sabbia, passiamo il villaggio di BETHANIE  e arriviamo a SEEHEIM, dove pernotteremo sistemando le nostre tende nelle piazzuole antistanti lo storico SEEHEIM HOTEL. In compenso andremo a cena nel ristorantino sistemato sotto un porticato, dove mangeremmo carne di kudu e berremo birra.

MARTEDI 4 GIUGNO

Anche oggi smontiamo le tende che è ancora buio, ci aspetta un lungo trasferimento ed è il nostro ultimo giorno in Namibia. Ripartiamo, lungo la strada le sterminate distese di deserto si perdono all’orizzonte in tutte le direzioni, finchè arriviamo al FISH RIVER CANYON,uno squarcio nel mezzo del paesaggio desertico, rappresenta una delle più incredibili formazioni geologiche della Namibia. Unico nel suo genere in Africa, è stato scavato nei millenni dall’omonimo fiume che sfocia nell’Orange 110 Km. più a sud. Il canyon  con i suoi 160km. di lunghezza e 27 da larghezza, ospita a propria volta un altro canyon interno che raggiunge i 550m. di profondità. La visione è spettacolare e ci fermiamo a fare una passeggiata sulla sommità del canyon. Riprendiamo la strada attraverso il solito paesaggio desertico, fino ad arrivare ad NOORDOEVER, villaggio di frontiera tra NAMIBIA e SUDAFRICA. Passata la frontiera subito ci appare un altro mondo. Le strade asfaltate fanno posto alle polverose piste del deserto Namibiano, il paesaggio assume i colori di una natura rigogliosa, il verde degli alberi, l’azzurro dei fiumi e dei laghetti che incontriamo, i campi sono coltivati a i vigneti ordinati e rigogliosi. Arriviamo in serata a Springbock dove c’è un campeggio e la possibilità di dormire in stanze accoglienti e riscaldate. Fa molto freddo e l’idea non tanto di dormire in tenda ma di dover preparare la cena e rimettere tutto a posto non mi piace proprio. Quasi tutti prendono posto nelle stanze al caldo, meno io, Leo, Chiara e Silvia. Mentre alcuni di noi vanno a cena in paese, ci sistemiamo in un locale ad uso cucina nel campeggio, li potremo preparare la cena e lavare le stoviglie al coperto evitando il freddo pungente che c’è fuori. Il campeggio è solo per noi ed abbiamo a diposizione una fila di bagni e docce al coperto, che però non ci attirano visto la temperatura. Nottata tutto sommato tranquilla, il freddo all’interno della tenda non era poi così insopportabile.

MERCOLEDI 5 GIUGNO

Stamattina, fatta colazione, andiamo al centro SPRINGBOCK  per cambiare i soldi. Dopo un tentativo di Bancomat con CHE BANCA andato a vuoto, riesco a procurarmi dei rand usando la carta di credito prepagata, ormai allo stremo. Gli altri in giro per banche dove, dopo molta attesa, riescono anche loro a cambiare. Ripartiamo sempre tra un paesaggio veramente bello che non avevo messo in programma in quanto il mio viaggio, nel mio immaginario, sarebbe finito con la NAMIBIA .In vece ho sottovalutato il SUDAFRICA che è veramente molto bello. Stasera non si dorme in tenda ma in motel ad ELANDS BAY, un luogo di villeggiatura dove è possibile fare molti sport acquatici, ci sono fenicotteri ed altri uccelli da vedere sulla spiaggia che è proprio davanti all’hotel. Arriviamo che è quasi sera,prendiamo posto nelle nostre stanze che, con meraviglia, scopriamo avere una camera matrimoniale, una camera a due letti, un salottino e il bagno. Una vera suite imperiale. Data la penuria di comodità a cui siamo abituati, facciamo notare ad Antonio che è una sprecheria dormire in due dove ci sono posti per quattro persone. Ci rispondono che il prezzo è a persona, non a camera, tanto vale approfittare. (sconteremo a Cape Town). Ceniamo all’hotel e ci permettiamo anche una buona bottiglia di vino.

GIOVEDI 6 GIUGNO

Partiamo con calma anche se ci attendono più di 200 km per arrivare a CAPE TOWN. L’organizzazione del Motel ci da un cestino colazione di cui usufruiremo durante il tragitto. Arriviamo in una CAPE TOWN  davvero splendente, J.P. ci accompagna allo  ZEBRA CROSSING, l’ostello già prenotato da Antonio e che nonostante le nostre ripetute richieste, non è stato possibile cambiare con qualcosa di più comodo. Infatti, forse per espiare lo spazio che avevamo avuto la sera prima siamo stati stipati in sei in una stanza e in otto in un’altra stanza anche più piccola della prima. L’ostello è abbastanza carino con docce e servizi in abbondanza, uso di cucina, sala tv e internet, addirittura un pianoforte. In fondo dobbiamo dormirci solo due notti e poi che viaggio di AVVENTURE  sarebbe? Posati i bagagli, partiamo alla scoperta del centro di CAPE TOWN e il WATERFRONT. Qui prendiamo una decisione che si rivelerà davvero ottima: prendiamo il pulman scoperto che fa il giro della città. Partiamo da WATERFRONT per il centro della città, ricca di grattacieli, giardini e fontane, passiamo davanti alla SAINT GEORGE’S CATHEDRAL,AL MUSEO DEL SUD AFRICA, AL MOUNT NELSON HOTEL che dicono sia il più lussuoso al mondo. Passiamo anche nei luoghi del district 6, dove, negli anni 70 è stata fatta la deportazione di 60.000 persone ad opera del regime dell’aparthaid. Ci passano sotto gli occhi il FORTE di GOOD HOPE, IL MUSEO DELL’ORO E DEI DIAMANTI. Arriviamo fino alla stazione della CABLEWAY, una teleferica che porta fino in vetta alla TABLE MOUNTAIN. Poi prendiamo la strada panoramica costiera che ci porta a CAMPS BAY, uno dei più bei quartieri di CAPE TOWN, affacciato sull’oceano, sede di grandi alberghi, ville di personaggi famosi, parchi, pieno di gente in vacanza. Vediamo il faro e bellissime passeggiate a mare. Passiamo anche davanti allo stadio dove di sono svolti campionati mondiali di calcio nel 2010. Infine davanti all’ospedale dove CRISTIAN BARNARD effettuò il primo trapianto di cuore, ora trasformato in museo. Il giro termina di nuovo al WATERFRONT. In questo quartiere trasformato in un immenso centro commerciale, passiamo il pomeriggio e scateniamo la nostra voglia di shopping. E’ quasi sera quando riprendiamo la strada per l’ostello che è anche abbastanza lontano da lì.

VENERDI 7 GIUGNO

Oggi riprendiamo per l’ultima volta il nostro camion che ci porterà a fare il giro della penisola fino a CAPE POINT e poi risaliremo fino a tornare in città. Sempre seguendo la strada panoramica, scoprendo via via piccoli villaggi sull’oceano e graziose baie, arriviamo a CAPE OF GOOD HOPE.  Il capo di buona speranza fa parte di una riserva di circa 7000 ettari in cui vivono numerose specie di uccelli, struzzi ed altri animali tra cui, una volta molto numerosi, i babbuini. Sinceramente non ne abbiamo visti, e abbiamo pensato che siano stati eliminati, vista la loro pericolosità, forse in occasione del campionato mondiale di calcio. Fatte le foto di rito andiamo a CAPE POINT che è effettivamente il punto più a sud dell’AFRICA, dove c’è anche un faro. Riprendiamo la strada ed arriviamo alla spiaggia di THE BOULDER, dove si può vedere una colonia di circa 3000 pinguini africani. Sempre seguendo la strada panoramica, torniamo in città, dove, avendo ancora delle ore a disposizione, decidiamo di fare un altro giro in pulman scoperto,  stavolta la  linea blu che ci porta a vedere la parte esterna della città. Facciamo una parte di tragitto già fatta con il nostro camion, poi ci interniamo, attraversando delle zone piene di verde. Torniamo al WATERFRONT, ma stavolta per arrivare allo ZEBRA CROSSING prendiamo un taxi, si arriva prima. Stasera si va mangiare in un famoso ristorante, ricordato da molte delle relazioni di avventurieri che sono stati li prima di noi: il MAMA AFRICA, nome molto suggestivo, ambiente un po’ caotico, musica dal mondo suonata con ritmi afro. Alcuni di noi si lasciano trascinare e si buttano in danze tribal-rock. Dopo due ore di attesa che si liberassero i posti già prenotati, riusciamo ad avere sul nostro tavolo le specialità africane, tra cui carne di coccodrillo, di kudu di struzzo e di orice, il tutto annaffiato da del buon vino sudafricano. Usciamo che è abbastanza tardi, ma le strade sono piene di giovani che vogliono divertirsi.

SABATO 8 GIUGNO

Oggi è l’ultimo giorno di questo viaggio davvero molto bello in terra d’Africa. Alle 11 i taxi verranno a prelevarci per condurci in aeroporto. Qui si verifica un episodio molto significativo del comportamento che a maggior ragione mi fa definire i 4 veneti “NO COMMENT”. Mentre tutti aspettavamo di essere avvertiti dell’arrivo dei taxi, i quattro sono saliti di corsa con i loro bagagli su uno di essi e sono partiti senza neanche salutarci; non che tenessi particolarmente ai loro saluti e baci, ma le regole della più elementare educazione lo imponevano. Comunque NO COMMENT.

P.S.: se volete vedere anche qualche immagine del viaggio cliccate alla voce “ALBUM FOTO VIAGGI” posta sopra il logo “Leo‘s Blog” e quindi sull’icona “Africa Australe Ovest“.

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L’Urlo al cinema..

Posted by Leorol On aprile - 20 - 2012AGGIUNGI COMMENTO

Ho già avuto modo di scrivere qualcosa su questo blog a proposito del grande poeta della “beat generation” Allen Ginsberg.

Il suo modo di scrivere contorto, violento, a volte anche volgare, mi ha affascinato fin da ragazzo quando, per sentito dire, scoprii l’esistenza di una antologia di sue poesie tradotte da Fernanda Pivano intitolata “Jukebox all’idrogeno” che naturalmente comprai immediatamente.

La più famosa di quelle poesie, Howl (Urlo), ha ispirato anche un film diretto dal duo Rob Epstein, Jeffrey Friedman  uscito nelle sale cinematografiche nel 2010.

Commento al film..

Chi pensa che sia impossibile reggere un intero film su una poesia senza che questo diventi pesante e retorico sbaglia: “Howl” ne è la dimostrazione.

Intelligente, rispettoso di Ginsberg e del suo capolavoro, è un delicato e sapiente ritratto a tutto tondo, appassionato e ritmato.

L’animazione digitale ne è contributo importante: con segno seducente rappresenta in suggestioni visive i versi.

La trama..

San Francisco 1957: un capolavoro della letteratura viene portato sul banco degli imputati.

Howl è il film che descrive questo momento fondamentale della contro-cultura americana, partorita e vissuta dalla beat generation.

Tre sono i livelli sui quali si sviluppa il film:

La prima linea narrativa si impegna a seguire le trame del processo nei confronti di Ginsberg ma soprattutto del co-fondatore del City Lights Bookstore, Lawrence Ferlinghetti, che aveva pubblicato l’opera.

La seconda, segue la riabilitazione del giovane Ginsberg.

La terza, è il poema stesso, animato da alcuni graphic novellist assieme a Eric Drooker, già collaboratore di Ginsberg.

“Ho visto le migliori menti della mia generazione distrutte dalla pazzia, affamate, nude isteriche, trascinarsi per strade negre all’alba in cerca di droga rabbiosa….”

Questo lo spezzone del film e provate a “sentire” i suoi versi anche con gli occhi…

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La festa mancata..

Posted by Leorol On gennaio - 2 - 2012AGGIUNGI COMMENTO

 

 
01/01/2012
***
Benedetto il risveglio da una notte perduta
Benedetto il mattino freddo di sole e di pensieri
Benedetta la mente che li fa rivivere nel silenzio
e la stessa bocca che ne rifiuta l’insolente verbo.
 
Benedetta l’ultima tovaglia di mezzanotte
Benedette le posate ed i bicchieri arsi di sete
Benedette le pietanze il vino e la compagnia
e l’apparente allegria galleggiante sul soffitto.
 
Benedette le discussioni accese prima della fine
Benedetti i pareri contrapposti
Benedetta la conflittualità ed i suoi sacri confini
e l’ipocrisia quando ti apre gli occhi.
 
Benedette le onde sonore che fluttuano nelle orecchie
Benedette quelle azzure del mare che mi luccicano a fianco
Benedetta l’ombra dei miei piedi di sabbia
ed i sorrisi sfiorati e ricambiati dei passanti.
 
Benedetti i loro occhi ancora ebbri di bollicine
Benedetto il loro veloce augurio di buon anno
Benedetti anche quelli negati per distrazione
e quelli invece rifiutati di pura rabbia.
 
Benedetto il destino che disegna la vita
Benedetto quel brindisi strozzato in gola
Benedetto quel respiro che è ancora acceso
e tutto il tempo che gli resta davanti.
 
Benedetti gli anni che corrono senza freni
Benedetta la loro imparzialità sugli uomini
Benedette le limpide amicizie forgiate di pietra
che resistono nel tempo ad ogni rancore.
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Il libro di un amico..

Posted by Leorol On settembre - 17 - 2011AGGIUNGI COMMENTO
Con grande piacere contribuisco, nel mio piccolo, a pubblicizzare un libro scritto da un mio carissimo amico (Massimo Bianchessi) che ho conosciuto durante un indimenticabile viaggio in Tibet.
Queste le sue parole..:
“Carissimi, è con piacere che vi annuncio la pubblicazione del mio libro. Non è un libro di viaggi ma forse, in fondo, un viaggio lo è stato.
Come sono guarito dalla psoriasiè il titolo, un libro che parla del mio caso, grazie al quale mi è nata la passione della Naturopatia, medicine alternative e soprattutto naturali. Il libro è pronto per la distribuzione, la promozione e soprattutto la vendita che,  per la mia decisione di devolvere i diritti e i guadagni all’associazione Tibetan Children Village, spero porterà un ulteriore piccolo contributo per il grande progetto di salvare la cultura tibetana ed i tibetani stessi.
Il libro sarà in vendita sia nelle librerie che online (www.ilgiardinodeilibri.it o www.macrolibrarsi.it ) dal 22 Settembre”.
Massimo Bianchessi: Come sono guarito dalla psoriasi 
La cura che funziona: facile, naturale, economica
La psoriasi è una malattia infiammatoria della pelle, non infettiva, che può essere molto invalidante.
In Italia ne sono colpite circa tre milioni di persone, anche di giovane età.
Per la medicina tradizionale la psoriasi ha un’origine sconosciuta e a oggi non esiste una cura risolutiva.
Per la naturopatia, invece, è la manifestazione di uno squilibrio generale dell’organismo, che può essere curato in modo efficace, naturale ed economico.
In questo libro Massimo Bianchessi racconta la sua esperienza, che, proprio grazie alla naturopatia, si è conclusa positivamente.
Dopo un inquadramento generale della patologia e dei diversi trattamenti convenzionali, Bianchessi ricostruisce il proprio percorso di guarigione, fondato sul Metodo Kousmine – che si basa su quattro pilastri fondamentali: una sana alimentazione; l’uso di vitamine e oligoelementi; l’igiene intestinale; il controllo del pH fisiologico – e sul Metodo Pagano, che prevede l’esercizio quotidiano delle tecniche del pensiero positivo.
La ricca documentazione e i numerosi, puntuali consigli fanno di questo libro uno strumento indispensabile per chiunque non si rassegni a essere vittima di una malattia che può essere vinta.
salute&benessere
Massimo Bianchessi è laureato in Chimica e Tecnologie Farmaceutiche, settore nel quale opera per conto di una multinazionale. È diplomato naturopata all’Istituto di Rudy Lanza.
In copertina: iStockphoto / © Valentin Casarsa
Copertina di Dada Effe – Torino
© 2011 Edizioni L’Età dell’Acquario
Edizioni L’Età dell’Acquario è un marchio di Lindau s.r.l.
Lindau s.r.l.
corso Re Umberto 37 – 10128 Torino
Prima edizione: settembre 2011
ISBN 978-88-7136-366-0
L’autore del libro devolverà tutti i proventi percepiti dalla vendita del libro a http://www.tcv.org.in/
Per acquistare il libro via web cliccare qui
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Le verità sul sesso..

Posted by Leorol On luglio - 13 - 2011AGGIUNGI COMMENTO
110713 1Eccovi una carrellata delle frasi più celebri e divertenti dette da personaggi famosi inerenti all’argomento “sesso“.
Sono tutte molto carine ed ironiche ma per me la battuta migliore resta quella di Woddy Allen.
Insomma divertitevi a leggerle anche voi, se non avete di meglio da fare, e magari fatemi sapere qual’è la vs. preferita.
 
“Credo che il sesso sia una delle cose più belle, naturali e salutari che il denaro possa comprare.”
–Tom Clancy
“Avete presente “quella faccia” che fanno le donne quando vogliono fare sesso? Neanche io.”
–Steve Martin
“Fare sesso è come giocare a bridge. Se non hai un buon compagno è meglio che tu abbia una buona mano.”
–Woody Allen
“La bisessualità raddoppia istantaneamente le tue possibilità di un appuntamento il sabato sera.”
–Rodney Dangerfield
“Ci sono vari strumenti meccanici che aumentano l’eccitazione sessuale, specialmente nelle donne. Tra i più importanti sicuramente c’è la ASTON MARTIN V12 VANQUISH S.”
–Lynn Lavner (…ho aggiornato il modello dell’auto….)
“Lasciare il sesso alle femministe è come lasciare il tuo cane durante le vacanze all’impagliatore.”
–Matt Barry
“Il sesso a 90 anni è come giocare a biliardo con una corda.”
–George Burns
“Il sesso è una delle nove ragioni della reincarnazione. Le altre otto non sono importanti.”
–George Burns
“Forse le donne sanno fingere gli orgasmi. Ma gli uomini sanno fingere intere relazioni.”
–Sharon Stone
“La mia ragazza rideva sempre durante il sesso, a prescindere da cosa stesse leggendo.”
–Steve Jobs (Fondatore di Apple Computers)
“Mia madre non ha mai colto l’ironia nel darmi del figlio di puttana.”
–Jack Nicholson
“Clinton ha mentito. Un uomo può dimenticare dove parcheggia o dove vive, ma non dimentica mai il sesso orale, a prescindere da quanto è fatto male.”
–Barbara Bush (Ex First Lady degli Stati Uniti)
“Ah, si, il divorzio, dalla parola latina che significa strappare i genitali di un uomo attraverso il suo portafogli.”
–Robin Williams
“Le donne si lamentano della sindrome premestruale, ma penso a quel momento come l’unico momento del mese in cui posso essere me stessa.”
–Roseanne
“Le donne hanno bisogno di una ragione per fare sesso.
Gli uomini hanno bisogno solo di un posto.”
–Billy Crystal
“Secondo un nuovo sondaggio, le donne dicono che si sentono più a loro agio spogliandosi davanti agli uomini che non davanti alle donne.
Dicono che le donne giudicano troppo, mentre, naturalmente, gli uomini sono semplicemente grati.”
–Robert De Niro
“C’è una nuova emergenza medica. I dottori dicono che ci sono molti uomini che hanno reazioni allergiche ai profilattici di lattice. Dicono che causano grossi rigonfiamenti. Mi chiedo quale sia il problema.”
–Dustin Hoffman
“Ci sono pochi consigli nelle riviste per uomini, perchè gli uomini pensano, so come sto facendo, mostrami solo qualche nudo.”
–Jerry Seinfeld
“Invece di sposarmi ancora, penso che cercherò una donna che non mi piace e le regalerò una casa.”
–Rod Stewart
“Vedi, il problema è che Dio ha dato agli uomini un cervello e un pene, ma sangue a sufficienza per far funzionare solo uno dei due alla volta.”
–Robin Williams 
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