Leo's Blog

La felicità non è una meta ma un modo di viaggiare..

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Archive for the ‘Poesie’ Category

 Ciao Uomo con le ali. Ti scrivo affidando le parole al vento, perché sei Uno e Centomila, in nessun luogo e dappertutto. Ho ascoltato il battito delle tue ali, sentendone i richiami pulsare nel vento, ed ho avuto paura. Poi ho ricordato l’antico sogno d’Amore che profondo gemeva nel ventre, e allora mi sono alzata in volo. Ho imparato a volare. Ho eretto la mia forza, ho disteso le mie ali, ho imparato a modulare la dolcezza del femminile, con l’autorità e la pienezza del maschile, e le ho usate per volare con forza e passione, a volteggiare splendida e leggera  nel vento. Ho imparato a difendermi, a ruggire dal profondo, a far tremare i cieli e a scuotere la terra quando il mondo mi stringe addosso, a cantare nel vento il mio desiderio di essere Me Stessa, a gridarlo dai dirupi, dall’altezza del cielo al fondo dell’inferno. Ho imparato che posso e voglio mostrare ciò che sono. Ho usato le mie ali per cullarmi, per proteggermi, per sentirmi amata dentro me stessa, per ritrovare la mia forza quando veniva a mancare…..quante e quante volte. Ho ascoltato le pieghe del mio cuore e in quel canto ho avuto fede di trovare la strada e in quella strada ho trovato il mio cuore e nel cuore del mio cuore ho trovato la vita. Ho imparato che sono Una e Centomila. Ho imparato a prendermi la responsabilità di me stessa, e lasciare che tu ti prenda la tua. Ho imparato ad amarmi nella mia sacra imperfezione e ad amare te sacro e imperfetto. Ho imparato a rispettare me stessa ascoltando il suono che permea ogni singola cellula universale e così ora rispetto te, dovunque tu sia, comunque tu sia…così. Ho attraversato la metà del cielo dentro e fuori di me per venire ad incontrarti. Ora ti vedo, ti seguo con lo sguardo nel tuo mondo silenzioso e misterioso… ti guardo e la linea delle tue spalle mi commuove, ti sento solo e affaticato da quei pesi che il mondo sembra aver posato su di te, di quei doveri , di quelle aspettative che ti soffocano dentro e fuori e di cui non sai capire se ti vengono buttate addosso o sei tu a non sapertele scrollare. E non sai capire cosa devi fare cosa davvero sei e cosa puoi. Io da lontano ti guardo e dentro di me sento che tu sei, che tu puoi essere te stesso, e prego che un giorno non lontano tu sappia abbandonarti a quel pianto dolce e antico, che gelato nel petto a volte ti strazia. Pianto che diventa ogni giorno più ruggente, più impotente, pianto che chiede di essere riconosciuto, amato , onorato, sfogato. Lacrime  negate, che tu possa, sciogliendoti  in quella pozza di femminile amore che aspetta nel fondo del tuo ventre, ritrovare te stesso. E mi strazio alle volte e ti strazio per cose che non so e che fanno parte della natura umana. Eppure alle volte mi basta starti vicino, carezzarti i segni del viso, le labbra, allungare un tocco fino alle orecchie ed essere grata, semplicemente grata della tenerezza che mi concedi e che mi doni. E non ho parole per dirti quanto il Niente è Tutto. Ed ora capisco che non c’è dono più grande del dono di noi stessi, silenzioso e prezioso, espresso in gesti senza fine e sguardi senza parole… ti amo, ti adoro e ti ringrazio dell’immenso che attraverso di te ricevo in me.
(Biba)
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da “Urlo” di Allen Ginsberg – parte II –

Quale sfinge di cemento e alluminio gli ha sfracellato il cranio e’ gli ha divorato il cervello e l’immaginazione?
Moloch! Solitudine! Lerciume! Schifezza! Spazzatura e dollari inafferrabili! Bambini che strillano nei sottoscala! Ragazzi che singhiozzano negli eserciti! Vecchi che piangono nei parchi!
Moloch! Moloch! Incubo di Moloch! Moloch spietato! Moloch mentale! Moloch duro giudice di uomini!
Moloch prigione incomprensibile! Moloch galera teschio di morte senz’anima e Congresso di dolori! Moloch i cui edifici sono sentenze! Moloch vasta pietra di guerra! Moloch governi stupefatti!
Moloch la cui mente è puro macchinario! Moloch il cui sangue è denaro che scorre! Moloch le cui dita sono dieci eserciti! Moloch il cui petto e una dinamo cannibale! Moloch il cui orecchio è una tomba fumante!
Moloch i cui occhi sono mille finestre cieche! Moloch i cui grattacieli sorgono in lunghe strade come Jehovah senza fine! Moloch le cui fabbriche sognano e gracchiano nella nebbia! Moloch le cui ciminiere e antenne incoronano le città!
Moloch il cui amore è petrolio e pietra senza fine! Moloch la cui anima è elettricità e banche! Moloch la cui povertà è lo spettro del genio!
Moloch la cui sorte è una nube di idrogeno asessuale! Moloch il cui nome è la Mente!
Moloch in cui mi siedo solo! Moloch in cui sogno Angeli! Pazzo in Moloch! Rotto in culo in Moloch! Senza amore e castrato in Moloch!
Moloch che mi è entrato presto nell’anima! Moloch in cui sono una coscienza senza corpo! Moloch che mi ha fatto uscire spaventato dalla mia estasi naturale!
Moloch che io abbandono! Svegliatevi in Moloch! Luce che cade dal cielo!
Moloch! Moloch! Appartamenti robot! sobborghi invisibili! tesori di scheletri! capitali cieche! industrie diaboliche! nazioni spettrali! manicomi invincibili! cazzi di granito! bombe mostruose!
Si sono rotti la schiena innalzando Moloch al Cielo! Strade, alberi, radio, tonnellate! innalzando la città al Cielo che esiste e ci circonda!
Visioni! profezie! allucinazioni! miracoli! estasi! alla deriva sul fiume americano!
Sogni! adorazioni! illuminazioni! religioni! l’intero carico di coglionerie da raffinati!
Sfondamenti! al di là del fiume! salti e crocifissioni! giù nella piena! Drogati! Epifanie! Disperazioni! Dieci anni di urli da bestie e suicidi! Menti! Nuovi amori! Generazione pazza! giù sulle rocce del Tempo!
Vere risate sante nel fiume! Han visto tutto quanto! gli occhi stravolti! le sante grida! Hanno detto addio! Si sono buttati dal tetto! verso la solitudine! salutando! portando fiori! Giù nel fiume! nella strada!

Nota: Moloch = Divinità alla quale si tributavano sacrifici umani. Ginsberg lo identifica qui con la moderna civiltà americana.

Biografia di Allen Ginsberg (da Wikipedia)
Nacque a Newark, il 3 giugno1926 (New Jersey) – Morì a New York, il 5 aprile 1997.
La poesia di Ginsberg venne fortemente influenzata dal modernismo, dal ritmo e dalle cadenze del jazz, dalla sua fede Buddista e dal suo retroterra Ebraico. Inoltre, Ginsberg formò un ponte ideale tra il movimento beat degli anni ’50 e gli Hippy degli anni ’60, stringendo amicizia con Jack Kerouac, Neal Cassady e Bob Dylan, tra gli altri.
Il suo lavoro principale, Howl, venne considerato scandaloso all’epoca della sua pubblicazione, a causa della crudezza del linguaggio, che era spesso esplicito. Poco dopo la sua pubblicazione nel 1956, da parte del City Lights Bookstore di San Francisco, venne messo al bando per oscenità. Il bando divenne una cause célèbre tra i difensori del Primo Emendamento, e venne in seguito tolto dopo che un giudice dichiarò che il poema possedeva un aspetto di importanza sociale. Le idee politiche liberali e generalmente contro le istituzioni di Ginsberg, attrassero l’attenzione dell’FBI che lo considerava una grossa minaccia alla sicurezza. (È di qualche interesse notare che la seconda parte di Howl venne ispirata e scritta principalmente durante delle visioni indotte dal peyote.)
Tra le altre opere principali di Ginsberg troviamo Kaddish, una meditazione sulla morte di sua madre, Naomi Ginsberg (questa scritta sotto l’effetto di amfetamine), e Hadda be Playin’ on a Jukebox, un poema che ruota attorno a eventi degli anni ’60 e ’70. Plutonian Ode è un poema contro gli armamenti nucleari.
Ginsberg fu un finalista per il Premio Pulitzer per il suo libro Cosmopolitan Greetings: Poems 1986-1992.
La diffusione della poesia di Ginsberg in Italia deve molto all’opera di divulgazione e traduzione svolta da Fernanda Pivano.
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Molteplicità d’uso…

Posted by Leorol On Novembre - 19 - 20063 COMMENTI

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(ma si potrebbe andare oltre…)

Non ricordo dove e quando ho letto questa frase ma non si può dire che non renda magnificamente onore al termine “versatile”…
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Sante esplosioni…

Posted by Leorol On Settembre - 5 - 2006AGGIUNGI COMMENTO
 
CAMPI VERDI E VIVI
 
"Ne ho visto uno anch'io!" – disse con sollievo l'uomo che non volle per nessun motivo restarsene al sicuro tra le sue quattro mura.. – "Il mio era verde di erba medica, in una bella e limpida mattina come solo il mese di Settembre a volte ti regala. Un venticello fresco lo accarezzava leggero in superficie come un soffio di labbra su due arrossate gote.."

Bisogna sempre credere nelle "magie" dell'essere umano e cercare in ogni dove le giuste esplosioni..

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Antichi tentativi di ermetiche schegge poetiche…

Posted by Leorol On Luglio - 28 - 20066 COMMENTI
 "..Candidi pensieri alati come gabbiani che si tuffano nel cielo
 volano alti e oltrepassano il muro del tempo e baciano bramosi il futuro
 nel frattempo io aspetto
 è l’unica cosa che posso fare ora mentre atterro nella realtà vera.."
 
 "..Non riesco ad ignorare uomini che giostrano mosche
 attorno al mio garofano sensibile alla luce
 ad impedire alle onde di pessimismo di sovrastarlo quando le vedo volare
 rifugiandomi sotto un sorriso forzato per cancellare il pensiero scolpito di pietra.."
 
 "..Gli alberi della mia bocca vomitano foglie morte nella stagione crisi di un attimo
le rosee visioni vacillano sotto i colpi furiosi dell’istinto
 e logico appare il freddo senso della vita.."
 
 "..Sciogli i tuoi nodi e sentenzia il verde giudizio della tua mente 
 che palpita tra le mani dell’infanzia
 e gradisci il secolo d’oro che si scaglia violente sull’argilla del tuo futuro.."
 
 "..E se il segno deve essere sofferenza che sia sofferenza
 come un piede bagnato di roccia vagheggiante stanco e cieco
 tra fiori di stelle e funghi ed ansia rabbiosa
 allucinante
 come spavento di pupilla sui tuoi occhi di nebbia
 e vento e gelida acqua
 sulla tua bocca stranamente perduta
 in perfetto equilibrio assurdo tra rassegnazione e croce illuminante
 e pronta al sacrificio immaginario del mio agnello
 lassù nel regno del verde specchio.."
 
 "..Visioni candide di un mattino
 ladro di sole e di agognato amore
 tenaci nel tempo come radici di quercia
 conficcate di campo nel mio fertile senno.."
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